Fatto è meglio che perfetto

da | Ago 5, 2025 | Ansia, Terapia Breve

Fatto è meglio che perfetto” può sembrare una frase sbrigativa. Come se invitasse a fare le cose male o ad abbassare l’asticella. Ma il punto non è questo: il punto è capire quando il desiderio di fare bene smette di aiutarti e comincia a bloccarti. A volte la perfezione sembra una garanzia. Se preparo tutto al meglio, se non sbaglio, se non espongo nulla di incompleto, forse evito giudizi, delusioni o la sensazione di non essere abbastanza. Solo che quella garanzia non arriva mai davvero. Così il progetto resta fermo, la decisione viene rimandata e anche un compito piccolo diventa enorme. Non perché tu non ne sia capace, ma perché stai cercando di partire soltanto quando avrai eliminato ogni possibilità di errore.

Il perfezionismo: quando fare bene diventa un problema

Fare bene una cosa non è un problema. Può diventarlo quando per fare bene devi controllare tutto, rivedere tutto, prevedere tutto. Quando il criterio non è più “questa cosa è pronta?” ma “sono sicura al cento per cento che non ci sia nulla da criticare?”. Hai presente quando rivedi un curriculum per l’ennesima volta senza inviarlo? O quando vuoi cambiare lavoro, iniziare un corso, scrivere un messaggio importante, ma aspetti di sentirti finalmente pronta? Spesso sotto c’è una paura di sbagliare che fa sembrare ogni scelta una prova da superare. In quel momento il perfezionismo non ti sta spingendo a migliorare: ti sta chiedendo una certezza che non può darti.

Quello che succede spesso è questo: l’attesa e il controllo abbassano l’ansia per un attimo. Non inviare quel curriculum evita il rischio di una risposta negativa. Non pubblicare quel testo evita il giudizio. Ma il sollievo immediato conferma l’idea che esporsi sia troppo pericoloso. E la volta dopo partire diventa ancora più difficile. Questo è proprio uno dei punti principali della Psicoterapia Breve Strategica. Non è l’errore, da solo, a tenerti bloccata. È il modo in cui provi a evitarlo a tutti i costi.

Il mito del “giusto momento”

Il “momento giusto” spesso ha la forma di una promessa: quando avrò più tempo, più energia, più chiarezza, più fiducia, allora inizierò. È un pensiero comprensibile. Chi non vorrebbe affrontare qualcosa di importante sentendosi sicuro? Solo che la sicurezza assoluta non è un buon punto di partenza, perché nella vita reale le condizioni perfette non si presentano quasi mai tutte insieme.

E aspettarle può diventare un modo elegante per non metterti alla prova. Nel lavoro con le persone, il bisogno di controllo, la paura di sbagliare e la difficoltà a tollerare l’incertezza sono dinamiche che ricorrono spesso. Prova a guardarla così: non devi sentirti pronta per fare ogni passo. Puoi fare un passo abbastanza piccolo da poterlo affrontare anche con un po’ di paura addosso.

Il valore dell’azione imperfetta

“Fatto è meglio che perfetto” non significa accontentarsi. Significa smettere di usare la perfezione come condizione per iniziare. Significa scegliere un’azione concreta invece di restare dentro a revisioni, preparazioni e pensieri infiniti. A volte il primo passo è davvero piccolo: inviare una bozza senza rileggerla dieci volte, candidarti a un lavoro senza aspettare di soddisfare ogni requisito, prendere una decisione con le informazioni che hai oggi. Non per dimostrare qualcosa, ma per osservare cosa accade quando abbassi di poco il controllo.

L’azione non cancella l’ansia. Ti permette però di scoprire che puoi muoverti anche mentre l’ansia c’è, senza farle decidere ogni volta dove puoi andare e dove no.

Imparare a sbagliare senza trasformarlo in una sentenza

Sbagliare può fare vergognare, soprattutto se hai imparato ad associare l’errore al giudizio degli altri o al tuo valore personale. Ma un errore non dice tutto di te. Dice che hai provato qualcosa e che, forse, c’è qualcosa da correggere, imparare o riprovare. Quando l’errore diventa una sentenza — “non sono capace”, “non valgo abbastanza”, “farò una figuraccia” — la soluzione più immediata sembra evitare. Solo che evitare ti lascia senza esperienze nuove: senza la possibilità di vedere che puoi reggere una critica, una correzione o un risultato diverso da quello sperato.

Non si tratta di cercare gli errori o di fare tutto con superficialità. Si tratta di togliere all’errore il potere di fermarti prima ancora di cominciare.

L’idea del “buono abbastanza”

L’idea del “buono abbastanza” può essere utile proprio qui. Non come una scusa per rinunciare alla cura, ma come un limite al controllo infinito. A un certo punto una cosa può essere sufficientemente buona per essere inviata, detta, provata, conclusa. Chiederti se è “abbastanza buona per il passo successivo” è diverso dal chiederti se è inattaccabile. La prima domanda ti porta nel mondo reale. La seconda rischia di tenerti ferma a cercare una risposta impossibile.

Piccoli passi per iniziare a sciogliere il perfezionismo

Se ti riconosci in questo meccanismo, non devi smettere di essere accurata da un giorno all’altro. Puoi iniziare osservando dove il controllo ti aiuta e dove, invece, ti sta facendo perdere libertà.

  1. Scegli una situazione piccola in cui ridurre un controllo: per esempio invia un messaggio dopo una sola rilettura, oppure chiudi un compito quando è completo invece di riaprirlo continuamente.
  2. Quando senti di dover rimandare, chiediti: “Cosa sto cercando di evitare in questo momento?”. Non per giudicarti, ma per vedere il meccanismo.
  3. Trasforma un obiettivo enorme in un’azione osservabile da fare oggi. Non “scrivere il libro”, ma aprire il file e lavorarci per dieci minuti.
  4. Nota cosa succede dopo un’azione imperfetta. L’ansia sale? Per quanto resta? Cosa accade davvero, al di là di quello che temi?
  5. Se il perfezionismo ti crea ansia, blocchi o sofferenza, parlarne con uno psicologo può aiutarti a capire quali tentate soluzioni lo stanno mantenendo. Anche una singola seduta può offrire uno spazio concreto per guardare il problema da un altro punto di vista.

In conclusione

“Fatto è meglio che perfetto” non è un invito a fare meno. È un invito a non consegnare la tua vita all’attesa di sentirti finalmente all’altezza. Il punto non è diventare una persona che non teme mai di sbagliare. È smettere di organizzare ogni scelta intorno a quella paura. Da lì puoi iniziare a fare spazio a qualcosa di più concreto: provare, osservare, correggere e andare avanti.

L'autrice

Sono Beatrice Pavoni, psicologa e psicoterapeuta specializzata nelle Terapie Brevi e nella Terapia a Seduta Singola. Aiuto adulti che vivono ansia, attacchi di panico, rimuginio, bisogno di controllo e difficoltà nel rapporto con il cibo, con un approccio concreto, focalizzato e costruito sulla persona. Ricevo online e in studio a Roma.

Dal primo incontro si lavora già su qualcosa di utile: capire il meccanismo, individuare il punto da cui partire, trovare una direzione praticabile.
Scrivimi per una call conoscitiva: capiamo dove sei, dove vuoi andare e quale formato di lavoro ti calza meglio.

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Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono generali e non sostituiscono una valutazione individuale. Ogni percorso richiede obiettivi e tempi personalizzati e la terapia va calzata sulle esigenze specifiche della persona. Se ciò che stai vivendo interferisce in modo significativo con la tua vita, rivolgiti a un professionista (psicologo/psicoterapeuta) per un percorso personalizzato e mirato.

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